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GRA


Ogni maledetta mattina apro gli occhi verso il mio futuro. Mi alzo dal letto pensieroso, consumo la mia colazione piangendo. Mia moglie mi guarda e mi appoggia una mano sulla spalla per confortarmi.

Quanto vivrò sul GRA oggi?

Consulto Waze, Google Maps, Here WeGo, Tom Tom mentre sono seduto sul mio sedile di ceramica nel bagno, dicono “traffico in aumento, forse nella giornata di oggi arrivi in ufficio”!

Mi vesto veloce e bacio i bimbi. Mi guardano ogni mattina come se fosse l’ultima volta e dicono: “Dai Papi, sei il nostro eroe!” e dentro di me penso che potrei raggiungere il mio ufficio quando saranno già maggiorenni. Guardo mia moglie per ricordarmela giovane ed esco.


Entro in macchina ed è come se non ne fossi mai uscito. “Ciao “dico. Lei si mette in moto.

Cinque minuti e raggiungo il GRA. Sono i miei cinque minuti di qualità: quelli che mi fanno apprezzare il paesaggio, che mi fanno dare la precedenza ai pedoni, che mi fanno fermare per permettere ad un'altra macchina di immettersi; sono il suono dei cavalli del mio motore, della sigaretta spenta nel portacenere e della caramellina alla menta, del sorriso nell’attesa dell’attraversamento di una nonnina col bastone, della schiena ancora integra e dell’odore di dopobarba.

Ci sono quasi, il GRA è proprio fra due curve…oh perdindirindina! Sono già fermo prima di immettermi, quale eccezionale evento è successo oggi?


Gli episodi con incidenti gravi purtroppo succedono e credo che la morte di una persona valga il prezzo di una ora in più nel traffico per farti riflettere su come guidi.

Sul GRA ho visto fare di tutto in macchina: leggere il giornale, truccarsi, vestirsi, lavarsi, fare pipi in una bottiglia, fare fellatio, ballare, dipingere, mangiare con le posate, giocare a carte, litigare e buttare fuori le valige, farsi la barba, stirare e tutto mentre parlavano al telefono! (Meno quelli della fellatio).

Sono gli episodi stupidi che succedono quasi giornalmente che prendono in giro la mia pazienza con la simpatia di una ginocchiata nelle palle di mia figlia.


Una volta il traffico rimase bloccato per i così detti curiosi, ma che CAXO guardate! Quel giorno d’estate fu uno dei più lunghi. Ricordo che l’auto davanti a me aveva attaccato sul lunotto posteriore le figurine di famiglia (Papà, Mamma, Gino; Alice e il cane), ad un certo punto l’autista è sceso e ha attaccato un’altra figurina con scritto: Monica. Mentre era bloccato la moglie ne aveva sfornato un altro .Gli ho chiesto:

«A che mese era tua moglie quando sei uscito di casa?»

«Al quarto! Spero di arrivare per il primo compleanno!»


Dovrei impiegare il tempo nel traffico in modo costruttivo, come fanno molti, ma la mia coscienza mi suggerisce di non distrarmi troppo; così non posso dedicarmi, ad esempio, alla scrittura che presuppone una linea di pensiero continuativa, il singhiozzo del traffico non lega bene.

Ecco la mia uscita! Scusate, devo interrompere.


G.C. Nigres

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