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Vale la penna

Contenuti extra FLEM: il marito infedele

Un regalino per Natale.


Prima parte


Oggi: ORE 17

Il caso è semplice: pedinare un marito infedele per coglierlo sul fatto.

Ieri

“Mio marito mi tradisce!”

“È sicura signora?”

“Non sarei qui se non fossi sicura.”

“Allora perché è qui?”

“Per avere le prove!”

“Allora non è sicura.”

“Vuole o non vuole questo lavoro?”

“Ok.”

Oggi: ORE 17e02

Prendo la mia polaroid, chiudo la porta di casa, bevo un sorso di grappa con la portiera e mi infilo in macchina.

Arrivo sotto casa del marito infedele e della signora sicura.

Mi accendo una sigaretta, il marito esce di casa, lo seguo.

È il proprietario di un sexy shop il FALLO A MODO TUO.

Avevo avuto già a che fare con questo sexy shop.

Cazzo, penso: cosa si aspettava la moglie quando l’ha sposato? Come sposare un calciatore e sperare di passare le domeniche tutti insieme sul divano di casa.

Scendo dall’auto ed entro nel negozio. È cambiato molto dall’ultima volta, anche la commessa è cambiata.

“Salve!”

“Salve, cerca qualcosa di particolare?”

“Do solo un’occhiata!”

Ma a cosa servono tutte queste cose? Quello?

“Che cazzo è?”

“Quello è un vibratore multifunzione.” Mi suggerisce la commessa.

Allora ci ho preso!

“Multifunzione? Perché quante cose deve fare a parte entrare ed uscire?”

“Quello è uno dei miei preferiti, si inserisce dentro si regola la grandezza, l’intensità di vibrazione, la temperatura, i battiti al minuto e ti dice anche quante calorie hai perso. Si può collegare al tuo smartphone tramite un app.”

“Ma vaffanculo!”

“No, è solo per penetrazione vaginale. Se le interessano le penetrazioni anali il reparto è poco più avanti.”

“Ok.”

LA COMMESSA

Ciao, sono la commessa, questa è la mia storia.

Sono iscritta alla facoltà di ingegneria aerospaziale alla Sapienza, lavoro in un sexy shop per mantenermi gli studi e l’affitto di casa che condivido con altre cinque ragazze. Non ho trovato di meglio come lavoro.


Ecco il marito infedele, parla con la commessa, devo avvicinarmi per capire cose le dice:

“Mia moglie sospetta qualcosa, fa troppe domande.”

“Dobbiamo essere cauti, se venisse a scoprire quello che stiamo facendo…”

“Non dirlo. Dobbiamo stare attenti. Ora vado, ho appuntamento con la mia strizzacervelli.”

Esce. Esco anche io.

ORE 17e41

Oggi non c’è molto traffico, devo stare attento potrebbe scoprirmi. Sospetta che la moglie sospetti di lui, potrebbe sospettare di essere seguito. Ho un brutto presentimento: si è parcheggiato davanti lo studio di Samantha. Ma vanno tutti da lei a farsi curare? Aspetterò che esca.

Vado in quel bar.

NEL BAR ORE 18

“Il solito.”

“Ma chi sei? Non ti ho mai visto!”

“Scusa, l’abitudine. Una Bionda media.”

Non è possibile. Credevo di aver bevuto in tutti i bar della città! Tutti i bar di Roma hanno una foto mia appesa dietro il bancone. Cavolo.

“Ecco a lei, questa la offre la casa.”

“Grazie, ma perché?”

“Nuova gestione.”

Svelato il mistero.

“Ora che la guardo bene, il suo viso non mi è nuovo!”

“Certo Ciccio, la mia foto era appesa dietro le tue spalle.”

“Ecco. Non ho mai capito il motivo per cui il vecchio proprietario aveva appeso la sua foto. Quando mi ha lasciato il locale se l’è portata a casa. Lei è un attore famoso o qualcosa del genere?”

“No Secco. I baristi mi voglio bene a prescindere.”

“In effetti parlare con lei è piacevole.”

“Lo so Chicco. Puoi darmi del tu! Portamene un’altra. Questa è evaporata.”

Il barista spilla un’altra birra, una coppia di giovani innamorati è seduta in un tavolino poco distante. Dalle casse vibrano le note di “Mr. Cab Driver- di Lenny Kravitz”.

Mentre aspetto la mia bionda una moto si parcheggia davanti al Bar. Scendo due tipi grossi. Non si tolgono il casco ed entrano. Cazzo.

“Fermi tutti questa è una rapina!”

Il barista fa cadere la bionda e spacca il bicchiere.” Merda.

Uno dei due salta dietro il bancone e inizia a svuotare la cassa, l’altro è a un metro da me ed impugna un coltello. I due giovani al tavolino sono paralizzati, no, il ragazzo si è fatto pipì sotto, i pantaloni hanno cambiato colore gli funziona ancora qualcosa.

“Il barista ha le mani in alto e guarda i guadagni della nuova gestione svanire tra le mani dei rapinatori.”

“Allora questa bionda?” Dico.

“Tieni le mani in alto e fatti i cazzi tuoi.” Risponde il malvivente col coltello.

“Il coltello non dovresti tenerlo così, se affondi il colpo ti tagli la mano.” Rispondo.

Il tizio dietro al bancone balza dal mio lato, ora sono circondato.

“Che cazzo dici, vuoi fare l’eroe?”

“No, volevo solo una birra. Ma a quanto pare me la devo sudare.” Mi alzo dallo sgabello.

Uno col casco rosso alla mia destra e uno col casco nero a sinistra.

“Ragazzi sotto al tavolino.” Dico alla coppietta paralizzata.

Parte il casco rosso col coltello, cerca il mio stomaco, sposto il braccio con la mia mano sinistra e sgambetto col piede. Cade rovinosamente sullo sgabello. Arriva il casco nero, calcio a piedi uniti sul petto. A terra. Sposto il casco rosso, rialzo lo sgabello, mi siedo.

“Aspetto ancora la birra.” Dico al barista.

I due caschi si rialzano.

“Non dimenticate qualcosa?” Domando.

Il casco nero poggia la refurtiva sul bancone prende per il braccio il rosso e lo aiuta a camminare verso l’uscita.

Il barista finisce di spillare, si avvicina, prende i soldi della cassa sul bancone e li rimette a posto.

“Anche questa la offre la casa.”

“Grazie.”

Faccio cenno ai ragazzi sotto al tavolo che posso uscire. Si rialzano e vanno via.

Dopo 5 bionde gentilmente offerte dal barista e dopo un selfie che vuole appendere dietro al bancone esco dal bar.


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