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Vale la penna

DONNE DI STRADA

Lo avevamo fatto occasionalmente, la mia amica ed io.

Insieme, sullo stesso marciapiede, a condividere quell’esperienza che aveva un unico, solo sapore: quello della libertà. Per chi come noi, ha ricevuto un’educazione borghese, con quelle regole venute da chissà quali condizionamenti ( poveri, i nostri vecchi, anche loro come noi, eredi di una mentalità postbellica, tutta forzature e “ questo non sta bene”), la strada ha sempre evocato la vita “on the road”, dei nostri eroi usciti dai libri e dai film di americana memoria, partoriti dai migliori anni del secolo scorso.

Ma è stato sempre bellissimo. Ogni volta, alzarsi al mattino presto, balzare in auto, ritrovarsi in strada, cercare un parcheggio e ridere, ridere sempre, anche se alle spalle in qualche occasione avevamo avuto una settimana pesante e una nottata insonne. Scherzare, sganasciarsi, perdere tempo, raccontarci tutto, estate e inverno, e farsi un selfie, tutte imbacuccate, irriconoscibili, da mandare agli amici e al parentado che forse, non ha mai compreso fino in fondo quell’essere drogate di libertà assoluta.

Abbiamo sempre usato un gazebo per ripararci dal sole o dall’umidità, a volte dal vento, anche se è stato proprio il vento a farlo volare via, molti anni fa. Ma non ci siamo lasciate intimorire e ne abbiamo acquistato un altro dopo tanto tempo, perché ormai la strada, da occasionale, è diventata un appuntamento fisso.

I vicini sono un universo, ognuno di loro ha una storia, dolori a non finire, felicità rarefatte e nascoste, umanità in ebollizione. La mia amica ed io ci nutriamo di tutto questo, che incanta, che è vero, che non appassisce mai, ma si trasforma insieme al giorno che trascorre fino al tramonto, fino al crepuscolo, a volte fino alla notte. Fino al momento in cui dobbiamo

raccogliere tutto, smontare i tavoli, piegare i teli, raccogliere nelle scatole grandi i nostri piccoli oggetti artigianali, salutare i vicini, darsi appuntamento a un nuovo giorno, con la tristezza che quel sapore immenso di libertà ora, diventa sospeso. Nell’attesa di ricominciare al più presto.

In strada, e tutto il resto dietro.


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