ZenZero

PEN SPACE

Ne vale la penna

Il Copione


Sembra facile il Teatro.

Per niente.

A cominciare dal Copione.

Lo immagini, dopo giorni interminabili lo scrivi, correggi, ripensi, riscrivi.

Si parte con l’idea che sul palco meno si è, meglio si sta. Il monologo ha sapore della solitudine, allora si fa in due. Chiami la tua amica di sempre, che condivide con te anni di lavori identici ( e questa è la prima disgrazia), in più è nata nel tuo stesso anno ( seconda disgrazia), ha condiviso le stesse passioni ( terza disgrazia), e per fortuna i gusti, in fatto di ragazzi, quando si era giovani, erano completamente diversi ( certo, sennò sarebbe finita l’amicizia). L’altra non trascurabile disgrazia è che si vive e si lavora in città diverse. Così ci si ritrova, arrampicandosi su impossibili incastri di impegni di vario genere, almeno una volta a settimana nel bar a metà strada, per cominciare a leggere ‘sto benedetto copione.

I personaggi, come è ovvio, sono donne.

E come è ovvio, sono due.

L’hai già letto? Ma come, te l’ho inviato solo ieri.

Si, è fantastico.

Leggiamolo insieme, così vediamo se c’è da fare qualche modifica.

D’accordo.

Cosa prendi?

Un thè.

Io un cappuccino.

Qualche biscotto?

Ma si va.

Sai che ho imparato a fare la Sacher?

Ma dai!!!!

Si, la prossima volta ne porto una fetta.

Mi fai felice!

Cominciamo a leggere.

Arrivate all’inizio della seconda pagina, come guidato da un disegno diabolico, il copione assume sembianze eteree, impalpabili, scompare alla nostra vista, si sente ignorato, e offeso, langue sul tavolino del bar, impiastrato da macchioline di thè e cappuccino. L’aria intorno si riempie di chiacchiere su questo o quel libro, sul lavoro, su intese, su condivisioni, su stupori e meraviglie.

L’ultima volta neanche è uscito dalla borsa.

Il Copione.

Lo sa, povero, che deve sottostare agli umori e alle riflessioni lunghe sui personaggi e sulla storia.

Riflessioni intervallate da ben altro.

Ma poi abbiamo deciso che il “ ben altro” è funzionale a lui.

Al Copione.

E che se non ci fosse il “ben altro”, lui non prenderebbe vita.

Sarebbe un volgare foglio bianco un po’ stropicciato con scritte nere prive di significato.

E così ne usciamo rasserenate.

E il Teatro può pure aspettare di vederci.

Mesi.

Anni, probabile.

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