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Ne vale la penna

L’AMORE (NON) E’ UNA DITTATURA

Ci prendevamo per mano e quello era il nostro essere, il nostro stare, il nostro andare.

So che avevamo una direzione ed era il sole, ricordo che nelle notti necessarie e inevitabili che il nostro tempo riservava, ci guidavano stelle che non avevamo scelto, ruotavano pianeti e vari altri corpi celesti di cui non sapevamo il nome e il disegno, ma bisognava andare. Andare bisogna, quando l’amore ingiunge, frusta i garretti agli amanti e non ammette nè dubbio nè diniego, né corse a lato e altre devizioni. Detta il passo e le condizioni, impone legge, regole e comandamenti non scritti da ubbidire, ma non ha lingue, geometrie e altri alfabeti. Eppure andammo, inciampando e a volte arrampicando, altre volte riposando invece dove altri non saprebbero. Perché amore e spine, sangue e miele si sposano e si tengono, sono mastice e bullone di anime incontrate e suggellate per sempre. Eravamo due, ma anche mille, mille e nessuno, niente e tutto nel gran valzer dell’eternità, in cui non conta il piede, ma il volteggio e anche un solo passo armonico si fa danza del per sempre. Poi le mani si staccano, perché l’amore è centrifugo e insolente: i cuori volano, le anime vanno a migrare e leggi scritte nella pietra sgretolano in sabbia di castello e si fanno granello, qualsiasi vento le può trasportare dove non credevano e dove le stelle non avrebbero saputo indicare. Ora tu mi chiedi di me, della mia anima di vento e di leggi che non so e che sanno bene invece gli arcobaleni e i miraggi di cui io stesso sono parte. Non le conoscono l’uomo e le sue carni offese da tempo, dubbi e altre misteriosi interiezioni di Dio, lo sanno invece il sangue versato per amore, il sale di ogni mare attraversato, il dolce di ogni bacio non chiesto e per fortuna, oppure per scherzo della vita, infine arrivato. L’amore detta leggi che è legge trasgredire, colora il vuoto, il nero e il bianco e non conosce il grigio: vuoi seguirmi? Io sono quella tinta, quella legge, quel sapore. Vuoi che io segua te? Diventa arcobaleno, nuota, vola, fatti universo e spazio infinito. Se ti fai norma, io mi farò bandito, se ti fai grigio io mi farò colore, se mi vuoi respirare sarò invece aria e altri aromi. Se mi vuoi prigioniero però mi troverai morto e si mi vorrai morto io chiamerò quella libertà.

Perchè dove sta amore sta rivoluzione, dove sta rivoluzione sta vita, dove sta vita stanno l’amore e il Dio: il resto è sabbia volata al vento e castelli in cui non abita altro che un silenzio sterminatore. Io non vivo lì e il mio indirizzo lo sanno le lettere e non io, che ne scrivo al vento e non so mai dove andranno a cadere. Se mi vuoi tuo, segui l’odore.

Se infine una casa c’è per noi, quella è piantata nell’universo, non ha porte, né finestre e nemmeno serrature.

È dove si arriva e non si riparte e ha una sola legge scritta sullo stipite, si chiama amore e nulla sa della dittatura dei giorni, né sa chi davvero comanda il tempo e le stagioni; si posa, stampa forme nei letti e sui divani e per sempre, anarchico ed eterno, si accoccola e sta.


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