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L'intrinseco del caffè


Resto immobile ad osservare mio figlio che ormai è già altrove con i suoi pensieri e cerco di ricordarmi la prima volta che ho bevuto il caffè. Dove ero, con chi, quanti anni avevo, ma non ricordo…come è possibile? Cazzo, bevo caffè tutti i santi giorni e non mi ricordo quando ho preso il primo!? Mi ricordo la prima sigaretta, la prima volta con una donna, la prima scazzottata, la prima sbronza (no, quella no).


Il caffè è entrato a far parte della mia vita in silenzio, senza ingresso in grande stile, non è stato un momento indimenticabile… come è possibile?


È la prima cosa che cerco quando apro gli occhi al mattino perché l’unica che me li fa aprire davvero. Il caffè è stata la scusa per baciare la prima volta mia moglie, è la scusa per non smettere di fumare, è il placebo per lavorare meglio, è quello che chiedi al bar quando devi approfittare del bagno, è la scusa per l’ammazza caffè, lo puoi offrire senza svuotare il portafogli, è bevuto veloce per scottarti la lingua, è bevuto lentamente per parlare, è più il tempo che ci metti per prepararlo che per berlo, è mia nonna che lo preparava a prescindere e mia madre che me lo portava a letto, è «come lo preferisci? a cialde, capsule o moka?»

«No grazie, preferirei un tè!»

«L'ho finito.»


E' l'attesa col braccio sul bancone mentre guardi la cameriera, è la purga nei peggiori bar, è la seconda domanda numerica del medico dopo aver chiesto quante sigarette, è mia moglie che me lo prepara, i miei figli che me lo fanno rovesciare addosso, è il quarto che prendo "no grazie" con un collega noioso, è il "non l'ho ancora preso, sì grazie" col mio capo, è "come lo fanno a Napoli..." , è Africa e Sud America, è una pausa meritata. È "O merda, è finito...la giornata inizia male» , è il gusto che resta...


C.G. Nigres


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