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Ne vale la penna

La cerimonia

Eravamo invitati ad una festa che poi, nel corso dello svolgersi degli eventi, capiamo che si tratta di un matrimonio. In realtà non so se eravamo davvero invitati o imbucati ma di fatto stavamo in quel posto anche noi due. I festeggiamenti della ricorrenza/matrimonio erano per strada di una città che mi pare di conoscere perché ricordo di aver apprezzato un bassorilievo su una colonna e di aver pensato che quella città nascondesse benissimo i suoi capolavori...

A un certo punto mi rendo conto che tu non ci sei più, o per lo meno non sei più vicino a me, ti ho persa nella confusione e proprio nell'atto del girarmi per cercarti mi accorgo che sono attorniato da ragazzi in bicicletta. Le bici - che portano tutti rigorosamente a mano - sono completamente nere: copertoni, cerchioni, telai, manubri, tutto nero opaco; e tra i ciclisti c'è persino un ragazzino africano con il colore della pelle esattamente uguale ai telai delle bici: nero opaco. Infatti lampeggiano solo gli occhi, vividi e bianchissimi nel contrasto. Un po' sorpreso da tutte quelle bici uguali, mi metto a guardare attorno e mi accorgo che la città ha gli stessi colori della copertina del libro di Sabrina Bartolozzi: ruggine e fumo di Londra, quasi non ne distinguo altri...


Poi ad un certo punto, tu ricompari (chissà dove cavolo eri stata!) e sei l'unica tutta colorata. Nel sogno eri proprio tu anche se non eri proprio tu, nel senso che non assomigliavi neanche un po', ma nel sogno so che quella pazza eri tu. Indossavi una camicetta di seta cinese turchina, molto sgargiante con pantaloni color cachi e scarpe bassissime al punto che, guardandoti, mi è venuto il dubbio che tu ti fossi drogata!

Vicino ma lontano da me, entri da sola attraverso un portale insieme alla folla tutta monocolore e con le bici in mano e allora ti chiamo, se non altro per chiederti come ti sia venuto in mente di metterti una camiciola tanto sgargiante, per di più con ricami tipici della tessuteria cinese...

Mentre ti guardo, due ragazzotte molto giovani mi si avvicinano e, guardando i miei capelli, dicono: " Si vede, che sono tinti".


Così mi accorgo di avere dei lunghissimi capelli color miele, lisci e a caschetto, con taglio a carrè sulla fronte! Mi irrito da matti perché non sono affatto tinti... e allora cerco di raggiungerti per raccontarti che cosa avevano detto quelle due screanzate, ma tu sei già entrata nella... chiesa?

Non lo so dove sei entrata ma è dove stavano andando tutti, me compreso. Comunque, il fatto di non riuscire più a vederti mi ha generato ansia e mi sono svegliato!


Ecco, Tu, la prossima volta che vuoi entrare nei miei sogni, potresti per favore vestirti in modo consono alle cerimonie? E soprattutto, non ti rimettere mai più quella ridicola camicetta di seta cinese turchina perché parevi una pazza!

Io, invece, stavo da dio con quel taglio di capelli... Certo, un dio ubriaco... ma ero abbastanza affascinante. Una specie di nerd avanti con l'età!

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