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Vale la penna

Sabato giorno di carbonara


Oggi è sabato, siamo tutti e quattro a casa.

“Papo, ci fai la Carbonara?”

“Ok.”

“Grazie Papo, sei il migliore!”

Come posso dire di no ai miei figli? Reduci da una settimana di mensa scolastica e panini.

“Io mangio un’insalata!”

“Certo tesoro.” Mia moglie ci prova sempre, la salutista.

Apro la cassaforte, tra un taglio di Fiorentina, un Cabernet del ’27 e un pezzo di tartufo bianco, prelevo un pacco di pasta. Pasta di semola di grano duro, trafilata al bronzo secondo tradizione e lavorata a mano. Pacco dorato, rispecchia quanto l’ho pagata. La poggio sul tavolo della cucina ed illumina tutta la stanza. Mia moglie mi osserva dal soggiorno, fa finta di nulla.

“Bimbi, venite a vedere!”

Arrivano i miei figli in cucina.

“Papo, ma questa pasta è magica?”

“Già, vedrete come esalterà i sapori dell’uovo, del guanciale e del pecorino romano.”

“Non vedo l’ora. Ho già fame!”

Osservo mia moglie mentre piega i panni, mastica a bocca chiusa la mia carbonara.

“Tesoro, che insalata preferisci?” Le chiedo.

“La rucola va bene.”

“Ci metto anche due pomodori e una mozzarella?”

“Ok. Va bene.”

Ah, il suo stomaco inizia ad aprirsi.

Inizio a far bollire l’acqua. Prendo il guanciale. Affetto. Pezzi perfetti ed un buon equilibro tra pepe, grasso e carne. Non troppo spessi, non troppo fini.

Metto sul fuoco la padella con la guancia del maiale a pezzi.

Rompo 3 uova e le sbatto un po' con la forchetta. Mi serviranno dopo.

Il Guanciale inizia a colorare l’ossigeno di casa e i miei figli, come segugi, gridano:

“Che profumino!”

Mia moglie è indecisa, la vedo, sono cinque minuti che prova a piegare quella maglietta, le tremano le mani e credo si sia asciugata la bava alla bocca con un mio calzino. Devo infierire, non può mangiare l’insalata.

“Ci butto anche una scatoletta di tonno nell’ insalata?”

“Va bene, ma usa il tonno al naturale.”

Mi fa ridere. L’odore del guanciale che rosola ha già riempito i suoi occhi, sta piangendo mentre continua a piegare il bucato. Apre la finestra, ma non sarà la sua salvezza, lo so.

L’acqua bolle, butto la pasta con cura. Per quanto l’ho pagata, dovrebbero avvertirmi le mezze maniche quando sono pronte, ma non importa. Guarderò l’orologio.

Il guanciale è croccante al punto giusto. Spengo la padella e chiamo i miei figli:

“Bimbi, venite?”

“Che c’è papi?”

“Assaggiate.” Offro un pezzo di guanciale ciascuno. Masticano con piacere.

Ne vogliono altri, ma dico loro di aspettare. Mia moglie entra in cucina.

“Vuoi assaggiare anche tu?”

Osserva la croccantezza perfetta del guanciale, il suo corpo vibra ma si versa un bicchiere di bianco.

“No, grazie.”

“Papo, lo posso prendere io il pezzo di mamma?”

“Certo.”

Allungo la forchetta verso la bocca mia figlia, ma mia moglie ha mano come lingua di camaleonte. Credo non abbia nemmeno masticato per mandare giù il boccone.

“Scusa tesoro, credevo fosse caldo.” Dice mia moglie tranquillizzando nostra figlia.

È mia non può più scappare.

Scolo la pasta al dente. Accendo il fuoco sotto la padella del guanciale e rovescio le uova. Lascio scaldare qualche secondo. Butto la pasta nella padella e spadello fino a consistenza desiderata. Mia moglie mi osserva dal soggiorno e ha lo stesso sguardo di quando vuole fare l’amore.

Grido: “É pronto!”

I miei figli sono già seduti. Qualche secondo dopo arriva mia moglie con passo lento.

“Dov’è la mia insalata?”

“Ora te la preparo, aspetta un secondo.”

Impiatto con cura, stessa quantità di guanciale per ogni piatto.

Servo i piatti in tavola per me e i miei due figli. Gratto sopra il pecorino romano ad entrambi.

La piccola non vuole il pepe. Il grande sì. Pepa il suo piatto. Impiatto il mio, gratto il formaggio e impepo.

“Cavolo, ne è avanzata ancora un po'!” Dico. Scorgo un sorriso sul guanciale di mia moglie.

“Dai, non importa che prepari ancora l’insalata, ti si fredda il piatto. La mangio io quella che è rimasta.”

Cazzo, tutti i sabati la stessa storia.

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