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Ne vale la penna

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SACRI PIONIERI DELL’AVVENIRE



E’ saltato un accordo: fra la gente e la scienza. C’è in corso una sequela implacabile di deviazioni dal buon senso e dalla razionalità. Accidenti! Come è accaduto? Quando è accaduto? Mi devo essere distratta.

Chiariamo subito che “scienza” è esclusivamente quel pezzo del sapere umano a cui può applicarsi il Metodo Scientifico. Avete presente Galileo? Fine del seicento? Osservazione, sperimentazione, deduzione, induzione, leggi e teorie? Ecco. Quella roba lì. Gli uomini e le donne di scienza sono gente che se non è passata per le strette vie del metodo scientifico sta zitta ed è gente che coltiva sempre e comunque il sacro fuoco del dubbio perché di incertezza vive: ministri del dubbio dunque.

La stranezza sta nel fatto che - ora - gente che la scienza non la fa di mestiere la mette in dubbio per ragioni sconosciute o per fantomatici complotti, e contemporaneamente chiama scienza molte cose che non lo sono. Siccome in ogni caso la parola “scienza” ha sempre il suo perché, chiamiamo scienza tutto e quando si chiama “scienza" tutto, scienza non è niente. Corso di laurea in “Scienza del benessere del cane e del gatto”. Giuro. Esiste. Sebbene io viva di scienza e contemporaneamente spenda molto tempo per il benessere dei miei amici animali, posso affermare con assoluta certezza che il benessere del cane e del gatto non è una scienza.


Come è potuto accadere lo svilimento di un termine, se non l’annullamento quasi deflagrante di conquiste del sapere umano? E’ forse responsabilità di chi vive di scienza se tutto questo è accaduto?


Mettiamola così.

Nessuno può considerarsi uomo di scienza se non ha studiato - studiato, non letto - un numero di libri pari alle dita delle mani moltiplicato per dieci e, giusto per essere chiari, parliamo di libri specialistici non divulgativi. Gli altri sono uomini di scienza come io sono una ballerina della Scala.


Ciò implica che la scienza nei suoi frutti è per tutti, ma nelle sue radici è roba per pochi e le cose sono due: o ci fidiamo degli scienziati per risolvere alcuni problemi della nostra vita, oppure ci fidiamo più di noi stessi e del fai da te. “Scienza” fai da te insomma o meglio, pseudoscienza. Il Metodo Scientifico non è proprio una cosetta semplice da maneggiare e se uno afferma di avere la scoperta del secolo, ma è in grado di dimostrarla solo nel suo garage di casa sua, ahimè non si può chiamare scienziato e quello che fa non è scienza. La scienza per definizione deve essere condivisibile, riproducibile e confutabile. Tutto quello che sta fuori da questo circuito, ammesso che abbia un valore, non potrà mai essere riconosciuto per un motivo semplice: non può essere verificato. A tutela di tutti.

Rassegnatevi.


Però gli scienziati, quelli veri, stanno lì tranquilli con i capelli scomposti e i visi pallidi nel loro habitat protetto e diciamo pian piano, seppur occupandosi ogni giorno di studiare la realtà con rigorosi metodi, hanno un po’ perso i contatti con la gente che oggi li critica e disconosce ciò che fanno. Non siamo all’armageddon della ragionevolezza, ancora, ma manca poco.


Ora, io sono un fisico. Gira una storiella sui fisici. Si dice che sono persone che risolvono problemi che non sapevi di avere in un modo che non capisci. Ecco. Proviamo a metterla così, ci sono due punti di vista opposti. Il primo: la scienza è difficile, complessa, si trincera dietro linguaggi incomprensibili e da una torre d’avorio vigila con disgusto sul mondo, se non, peggio, complotta contro il mondo attraverso l’aiuto di misteriose lobby. Il secondo: la scienza lavora per gli uomini e, spesso, migliora la loro vita. Ognuno di noi decida da che parte stare.


Prima lasciavamo la scienza lavorare coi suoi metodi concedendole fiducia ed essa ci garantiva salute, comodità, benessere, insomma un mondo migliore in cui vivere. La scienza però non è democratica e è implacabile con chi non pratica il rigore e l’austerità. Chi sta fuori dal circuito del Metodo Scientifico sta fuori. A tutela di tutti.

Ora, accidenti, abbiamo messo tutta la informazione dentro ad un oggetto che sta nella tasca di tutti. Ho detto informazione non conoscenza. C’è una bella differenza. E infatti non si sa più a chi dare retta o meglio ognuno da retta a chi vuole e qualche problemino in più lo abbiamo.

Chiunque può scrivere al mondo quello che pensa e si trova sempre qualcuno che in geometria preferisce i piani e va a ingrossare le file dei terrapiattisti. Prima per divulgare a tante persone un pensiero qualunque o eri Leonardo da Vinci o ti contentavi di tua moglie e tuo figlio (unici follower dell’antichità).

La possibilità di esprimersi su contenuti anche tecnici è ridistribuita e viviamo immersi in una ipnosi collettiva di finta democrazia intellettuale che sostituisce quella che un tempo si chiamava complessa riflessione e intelligenza disciplinata, in una parola “cultura”.

Io penso che la democrazia debba essere perseguita ai blocchi di partenza: cioè tutti devono avere la possibilità di studiare, ma dopo chi sa sa e chi non sa non sa. Il resto è un disarmo volontario verso la fine, come balene che si dirigono inesorabilmente verso la spiaggia.


Io personalmente voglio ancora fidarmi dei sacri pionieri dell’avvenire:

respirare

pensare

respirare


respirare

pensare

respirare


oppure… si salvi chi può.

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