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Ne vale la penna

Una Questione di Classe

Sono une temeraria, lo so. Pronta a sfondare il muro dell’omertà. Quello che nessuno immagina possa esistere all'interno delle Istituzioni Scolastiche, eppure è alto come un non so che cosa, e piuttosto difficile da espugnare.


Ma - un mattoncino alla volta - sarà mia cura raccontare quel che accade nei corridoi, nelle aule, e sulla sedia dove la categoria colta per eccellenza colloca quotidianamente il nobile fondoschiena e ne riscalda la seduta. Sia chiaro che non farò nomi né cognomi, ma posso assicurare i miei lettori eventuali che tutto ciò che narrerò non è frutto della mia fantasia, ma un compendio di una realtà sorprendentemente vera, e talvolta, agghiacciante: un vero termometro della condizione arretrata e triste della nostra Scuola.


Cominciamo dal basso. Parliamo dell’inclusione, della tanto sbandierata lotta alla povertà, della solidarietà, della capacità di accogliere che sembra essere una qualità tutta e solo italiana.
Ma de che, come si dice a Roma.

Se all'uomo della strada fosse dato accedere liberamente in qualsiasi Istituto, di qualsivoglia città in giro per lo Stivale, non sarebbe poi così difficile accorgersi che il criterio di formazione delle classi è da decenni sempre lo stesso: ci sono le sezioni “eccellenti”, e le sezioni con ragazzi poveri e con disagio sociale. Generalmente le prime lettere dell’alfabeto sono quelle in cui vengono sistemati i figli dell’avvocato, del medico, del farmacista e dell’ingegnere. Ragazzi disabili nessuno, o al massimo quelli con lievi disabilità: in sostanza, basta che non rompano i gabasisi ( spero cogliate l’amara ironia) e che permettano di svolgere una lezione con la massima tranquillità. Nelle classi delle lettere che vanno dalla G alla L è tutto un turbinare di molti ragazzi stranieri con problemi gravi di disagi linguistici in primis, economici in secundis, e sociali, ma metterei in primis pure quelli. E i bimbi con le disabilità più gravi si ritrovano in un clima di nervosismo e confusione pressoché costanti.


Se non si ha abbastanza pelo sul petto gestire classi del genere diventa un’impresa titanica e non escluderei eroica. Quello che sorprende è l’assegnazione degli insegnanti. Nelle classi eccellenti ci sono gli insegnanti di ruolo, che conferiscono stabilità e tranquillizzano le famiglie; immaginate nel resto delle sezioni.

Le classi eccellenti hanno le aule con la lavagna elettronica. Le classi di scarto hanno aule vecchie, scalcinate, piccole e strette, nelle quali la sicurezza diventa un optional. E se chiedi la turnazione in modo che tutti possano usufruire di aule grandi, luminose e ben attrezzate, Dio ne scampi.

Si va così, zoppicando e imprecando, nei corridoi umidi e un po’ malmessi, tra figli e figliastri, tra un encomio e un appunto del Dirigente Scolastico, ma tanto lo sai che niente cambierà, perché siamo omertosi, incapaci di difendere i diritti dei più deboli.

La Scuola è un microcosmo che riflette in toto la Società. Le differenze di “CLASSE” non sono sparite. Siatene certi.

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