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Ne vale la penna

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DOVE IL FILO SI è SPEZZATO

Ho un'età nella quale non sono più giovane, ma nemmeno ancora vecchio. E in questa terra di mezzo spesso rifletto su cose assurde, faccio castelli improbabili e ipotizzo scenari che non so.

Per esempio l'alluvione di Firenze del 1966. Tra tutte le cose importanti - salvare vite, mettere in sicurezza case e sgombrare strade - gli angeli del fango si occuparono anche di recuperare libri.

Perché, mi chiedo? In fondo non si tratta che di blocchi riproducibili di pagine incollate tra loro e piene di parole ripetibili.

Era la generazione dei miei genitori, di mio zio. Di quelli che partirono alla volta di una biblioteca per immergersi nel fango alla ricerca di mucchi di parole.

Da mio zio so che lo fecero animati dal sogno, consapevoli di aver trascorso tra le parole di quegli stessi libri ore di felicità e propositi. Sapevano che, se erano ciò che erano, il merito era anche di aver immerso il naso nell'odore della colla da rilegatura. Che il libro aveva dato loro esperienza, coraggio, illusioni e forza per crescere e vivere, e quindi andava salvato.

Queste cose io le so perché mi sono state dette - in forma semplificata - mentre tra le mie mani veniva messo il mio primo libro (Pinocchio, per inciso), ed ero davvero piccolissimo. E poi ripetute nel corso degli anni in formule diverse e più complesse.

Ora la domanda che mi faccio, e alla quale non trovo risposta, è la seguente: dov'è che quel filo si è interrotto? Se io sono figlio della generazione che ha salvato i libri di Firenze dal fango, quand'è che i genitori hanno cominciato a dimenticare di raccontare ai figli la bellezza di un libro? Quand'è che il filo si è spezzato e si è perso il ricordo della felicità della lettura e l'importanza di rendere i figli persone migliori?



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