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Vale la penna

Due sorelle

È un uragano di sensazioni che scrivo all’indomani di una brutta notizia. Due vecchie amiche, che non vedo più dai tempi della scuola, due sorelle, si sono perse. Le ho sempre immaginate lontane da qui, distanti, felici. Invece sono fisicamente vicine ( vivono nella stessa città nella quale le ho lasciate), ma sono irriconoscibili, ecco perché forse non sono riuscita più a “vederle”. Una era bellissima, molti la definivano la ragazza più bella della città. Intelligenza fuori dal comune. L’altra , quando insieme avevamo tredici anni, si era iscritta al partito. E mi viene da sorridere: ai miei tempi un tredicenne parlava di politica, oggi per lo più si parla di ricostruzione unghie o di calcetto. Sento inspiegabilmente il loro dolore, che portano come un fardello da tempi immemorabili, immagino dalla separazione dei loro genitori, e stanotte i miei sonni agitati mi hanno istintivamente invitato a convogliare energie e pensieri in quella direzione, con la presunzione di farli arrivare là, al centro di quei piccoli cuori devastati, mai cresciuti, perché schiacciati da un destino infame. Che le mie lacrime siano come diamanti.

Vorrei rivedervi presto, in un altro mondo, felici e belle come allora, a suonare Guccini e a parlare di Rivoluzione.


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