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Ne vale la penna

misobiblìa: carta straccia

Questa è una triste storia di misobiblia (“odio per i libri”) che risale a ieri mattina: giuro che quanto racconterò è tutto vero, e anticipo che ha un piccolo lieto fine a sorpresa.

Ieri mattina scendo a smistare la spazzatura e mi ritrovo immobile davanti al cassonetto della carta. Non parlo del nuovo sistema di differenziata, bensì delle campane di vario colore in cui la gente butta di tutto sbagliando sempre l’obiettivo. La campana della carta è piena di libri. Non è un modo di dire: è letteralmente piena di libri.

Da me capita spesso di trovare libri nella campana della carta, soprattutto in primavera. La gente fa le pulizie di Pasqua e si libera della roba inutile, e i libri sono questo per gli italiani: roba inutile. (Ad eccezione di quel 14% di forti lettori, mosche bianche in un Paese nero.) Sto sempre con gli occhi “appizzati” e spesso ho trovato qualche libro da portarmi via, da regalare (senza citare la provenienza!) o da provare a rivendere a prezzi simbolici giusto per vedere se questi “libri infranti” posso piazzarli a chi è disposto ad amarli. Stavolta però il livello è alto. Alto di brutto.

Vedo delle copertine e allungo la mano. Sotto quei libri ci sono altri libri. E sotto quei libri ci sono altri libri. E altri libri. E altri libri… In breve mi rendo conto che c’è una intera biblioteca infilata nella campana della carta!


Sono le 9 di mattina e già fa un caldo della malora, ma io inizio a sudare per un altro motivo. Voglio tutto… voglio tutti quei libri! Comincio a ravanare: perché non esco mai con una busta in tasca? Che domanda assurda: saranno centinai di libri, che ci faccio con una busta? Continuo a ravanare. Una corposa raccolta di poesie di Oscar Wilde, roba rarissima perché di questo autore ristampano tutto tranne che le poesie: maledizione, questo lo voglio ma pesa due chili! I Meridiani di Shakespeare… Signore, perché mi doni tanta carta ma poche mani per raccoglierla? Hemingway, Nietzsche, Russell, Canfora, saggi storici, filosofici e religiosi. Oddio, sto per sentirmi male! Chi è quel pazzo che ha buttato via un tesoro del genere? Ma soprattutto… come faccio a portarlo via, se dopo un minuto ho già addosso una pila di dieci libri che si regge per puro miracolo?

Il destino ultimo di tutti i libri cartacei…

Intanto si avvicina un tizio e chiede se hanno buttato dei libri. Visto che c’è un cassonetto pieno di libri, mi sembra quanto meno una domanda inutile al quadrato, e già mi urto: in realtà temo che sia un’altra jena come me pronta a spolpare quella splendida carogna di carta. Si avvicina e comincia a ravanare pure lui: maledizione, possibile che ho beccato un lettore in un paese di analfabeti? Sicuramente ora mi fregherà delle chicche da sotto il naso. E perché ora questa macchina ha parcheggiato così vicino?

Quando riemergo dalla mia naturale asocialità, focalizzo la situazione: il colpevole, secondo antica tradizione, è tornato sul luogo del delitto. La macchina si è fermata perché ci sono altri libri da buttare. Tanti altri libri: tantissimi altri libri. «Interessano libri?» chiede una signora dall’abitacolo di guida. Può una domanda essere più bella? Accetto subito, e un secondo dopo la signora scende dal minivan, fa il giro ed apre il retro dell’auto… dove decine e decine e decine e decine di cadaverini di carta giacciono avvolti in buste di plastica. Come accidenti li porto via questi libri? Mi rendo conto che la soluzione è semplice: sono tutti imbustati, quindi potrei portarli via con le buste. Ecco quindi lo scambio di battute più incredibile dell’anno:

– Posso portare via i libri con le buste? – No: le buste ci servono.

Un romanziere o un drammaturgo non avrebbero mai potuto scrivere una risposta più geniale: le buste ci servono. I libri li buttiamo via a quintali, ma le buste di plastica ci servono. Ogni libro che buttiamo costa come un milione di buste di plastica, ma le buste di plastica ci servono… Se oggi edificassero una nuova Biblioteca di Alessandria, ci infilerebbero solo buste di plastica.

Il tizio che ravanava con me comincia ad impicciarsi troppo, il mio senso di bibliomane antipatico vibra: devo trovare una soluzione, e devo trovarla ORA. Maledizione, ma sono sotto casa mia! Se mi aspettate un minuto torno con la mia auto e metto tutto nel portabagagli. Non farei in tempo a portare i libri a casa: mi ruberebbero sicuramente qualcosa…

È una fantasia irrealizzabile, stiamo parlando di un migliaio di libri: non entreranno mai nel mio portabagagli, ma devo provare. Corro come un pazzo con ancora in mano una pila di libri, raggiungo l’auto e mi fiondo dentro come uno dei Duke: dal finestrino! Accendo e sgommo e parto alla Fast and Furious… ma dopo mezzo metro devo fermarmi perché c’è il solito demente che va a 5 all’ora e occupa la strada mentre parla al cellulare. (Il 99% degli automobilisti di Roma è così.) Finalmente arrivo, parcheggio di schifo, apro il portabagagli e comincio a spalar dentro libri come se fosse carbone in una locomotiva.

Il mio timore è che in mia assenza il tizio abbia messo le sue fosche mani su delle chicche che l’Universo aveva destinato a me, invece lo trovo con un gran sorriso a sfogliare una ingente pila di guide regionali. (Quelle rosse del Touring Club.) Ottimo, è uno di quelli che gira per paesi: ecco, bravo, gira al largo e non toccare i miei libri…

La signora è gentilissima e comincia a riversare libri direttamente dalla sua auto alla mia, stando sempre attenta a non rovinare le buste di plastica. Al che offro la ricompensa più ridicola della storia: tiro fuori dall’auto una busta del supermercato e la offro al figlio della signora. Da grandi amanti delle buste, sapranno apprezzare il gesto.

— La volete una busta di plastica? — No, le buste di plastica ci servono. — Infatti ve la regalo. — No, le buste di plastica ci servono.

Ok, lascio stare: dev’essermi sfuggito qualcosa…

Chi è che non ha mai buttato via questa odiosa enciclopedia?

Mentre la signora infila libri nella mia auto, il figlio mi propone titoli e autori. L’enciclopedia della medicina. Oddio, avevo 12 anni quando mia madre la prese dalla signora che la stava buttando, e capito che foto di tumori non sono belle da tenere in casa l’abbiamo data via a nostra volta. Da una vita conosco gente che dà via questa orripilante enciclopedia, e probabilmente ne è stata stampata una copia sola: tutti gli italiani se la passano come rito di passaggio. Baudelaire, i fiori del male? Naaa, è stato ristampato tante volte, non vale la pena raccoglierlo dalla spazzatura. L’enciclopedia della filosofia in un milione di miliardi di volumi? E dove me la metto? Cuba dei Gibson Brothers? Il Ramaya? Il Pippero? Insomma, in pochi secondi tutto è diventato un mercato del libro in cui mi vengono proposti i nomi più assurdi e a me rimane la “scelta di Sophie”: i libri che rifiuto finiscono nel cassonetto!

La signora e il figlio, svuotata l’auto, se ne vanno: la campana della carta non può accogliere un solo libro in più, quindi dovranno cambiare zona per i loro scarti. Io rimango, madido di sudore fin dentro l’anima, a ravanare per cercare chicche. Ho le mani doloranti, e solo chi ha ravanato tra i libri sa quanto faccia male. Mi affaccio alla mia auto per versarci dentro altri libri e mi rendo conto dell’orrore: la signora mi ha riempito il bagagliaio di libri sull’induismo! Are are, are krishna, che vedanda ce faccio con decine di libri su veda, vada e venga c’è posto? Comincio così a raccogliere quintali di filosofia induista, tao e maharabahta e li butto nel secchione della carta…

Passa la gente e mi vede buttare via decine di libri dall’auto, pensando così che sono io il criminale! Perché lo fai, disperato ragazzo mio? Una signora si avvicina e subito le spiego la situazione.

Lei: Perché non li hanno portati alla nuova biblioteca, aperta di recente nel quartiere? Io: Hanno aperto una biblioteca nel quartiere? Non lo sapevo: accettano libri in regalo? Lei: Solo libri per bambini.

Ah, ecco: quindi NON accettano libri, come NESSUNA biblioteca romana accetta libri. (Li accetta solo a chiacchiere, perché se vi presentate sul serio con dei libri vi sputa.) È una vergogna, è un crimine, dove andremo a finire? I libri non si buttano, i libri so’ pezz’e core e via con tutti i luoghi comuni sull’argomento, mentre io mi spello le dita a ravanare. Il mio sguardo è chiaro e dice “perché non se li prende un po’ pure lei, così li salviamo?” La signora capisce e risponde: io ho il Kindle… La signora sì che ha capito tutto: il cartaceo è roba da cassonetti, gli stessi identici libri peserebbero qualche decina di mega e non darebbero noia. Invece questi pesano decine di quintali e nessuno li vuole: e ancora mi parlano del cartaceo! (ma vuoi mettere l’odore dei libri?)

Un centinaio di libri salvati alla mattanza.

Ripulita la mia auto dall’induismo, non posso che tornare a svenire a casa, distrutto dal sudore, dal sole battente e dalle dita doloranti. (Dubito che possa capirmi chi non ha mai cacciato libri.) E qui succede la magia…

La signora col Kindle giustamente non può portarsi via le centinaia di libri rimasti nel cassonetto, ma telefona a suo marito, che chiama un amico che chiama un amico… Quando ripasso, dopo circa un’ora, la campana della carta è presa d’assedio da orde di persone, un nugolo di formiche librarie che stanno spolpando la grande balena bianca di carta. Forse non tutti i libri andranno salvati, ma molti stanotte dormiranno nei caldi scaffali di chi li ama: sono passato alle nove di sera, e solo una minima parte di libri è rimasta a sporcare il fondo del cassonetto. E sono tutti Gialli Mondadori, a testimonianza che questa collana è morta e sepolta, a parte la Christie…

Per finire, i libri che ho salvato li presenterò nel mio blog Gli Archivi di Uruk, ma alla fine non potrò tenere tutto. Tenete d’occhio i vostri cassonetti!!!


Lucius

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