ZenZero

PEN SPACE

Ne vale la penna

LETTERA DELL'AMORE E DELLO STALKING

So dei tuoi viaggi, delle tue arrampicate splendide al sesto grado degli affetti e so delle porte che ancora ti chiudi alle spalle a grandi mandate.

So dove posi i piedi e dove appoggi agli occhi il trucco, so di te e della tua fatica ad archiviare. So le strade in cui cammini e ricordo bene quelle in cui lasciammo insieme qualche orma. A volte erano spiagge, a volte sentierini arrancati e a volte anche tracce presto colmate dalla neve.

So dove parcheggi, so dove ancora vai a sudare al ritmo di danze a me sconosciute e so cosa canti mentre fedele batti i sogni asfaltati di ogni giorno verso casa o per il lavoro.

Conosco lo sguardo ai panorami e quello con cui abbassi gli occhi al libro, leggo il pensiero e la sorpresa con cui cerchi lì dentro gli affetti assassini e il lieto fine.

So i tuoi amori andati in attesa di quelli che saranno, so gli abbracci con cui ti avvinghi agli uomini e ai tramonti. Ricordo la misura dei passi e l’ottusa speranza che li porta a continuare.

So dei tuoi morti e dei tuoi morti vivi, chi vorresti invece ancora accarezzare e a chi oggi ti aggrappi per non morire. E ti guardo mentre ancora ti ubriachi di amate compagnie, canzoni a ritmo e altra varia gioielleria di un solo giorno, chiedendo amore agli oggetti, agli animali e agli specchi.

L’amore, amore mio, è fantasma e ci cammina appresso: solo a volte lo vedi di sfuggita, mentre cerca riparo dietro le colonne e subito diventa aria, foglia gialla al vento e battito di farfalla.

Spesso attraversa i corpi, li scambia e prende le loro forme, cambia nome e abitudini e si lascia dietro solo vaghi profumi che confonderemo con quelli di qualcun altro. Ma non sempre, sai?

Per quel poco che so e ho imparato, l’amore non è profumo, ma odore. Inzuppa i vestiti come lui solo sa e, quando arriva, trasuda i pori, si fa tuo stesso sudore e anche lacrime, se servisse ad innaffiare o a far cemento.

E dunque seguo ancora la tua scia, ti aspetto agli angoli di strade che non farai e faccio degli occhi binocoli implacabili e ansiosi. Ti vedo passare dove non sei, spengo cicche piantonando case dove non abiterai e che non conosci e ancora accomodo coperte per lasciarti ai sogni in cui non mi vedrai o mi starai uccidendo.

Sono ormai sentinella sorda, cieca e muta di ricordi di cui non faccio parte, custodisco odori come un cane.

E come un cane perduto mi accoccolo e aspetto un padrone scappato. Andato via senza lasciare carezze che non siano quelle che ancora mi invento, mentre annuso le tracce di giorni volati chissà dove.

Seguo piste di te e, non visto, proteggo e faccio compagnia.


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